Negli occhi dei bambini del mondo, nei loro giochi, nei loro sogni, dalla loro parte e ovunque arrivi la loro fantasia. Quando la realtà si trasforma in un enorme gioco di ruolo. E a volte di guerra.
Nel Darfur attraverso gli occhi dei bambini

Abd al-Rahman, Age 13
“I am looking at the sheep in the wadi [riverbed, or oasis]. I see Janjaweed coming—quickly, on horses and camels, with Kalashnikovs—shooting and yelling, ‘kill the slaves, kill the blacks.’ They killed many of the men with the animals. I saw people falling on the ground and bleeding. They chased after children. Some of us were taken, some we didn’t see again. All our animals were taken: camels, cows, sheep, and goats. Then the planes came and bombed the village.”

![]()
TU![]()
CHE![]()
NE
DICI,![]()
AMICO
MIO,![]()
SE
IN
QUESTO![]()
NATALE FACCIO![]()
UN BELL'ALBERO DENTRO![]()
IL MIO CUORE
E CI ATTACCO, ![]()
INVECE DEI REGALI,![]()
I NOMI DI TUTTI I MIEI![]()
AMICI? GLI AMICI LONTANI E![]()
VICINI, GLI ANTICHI
ED I NUOVI.![]()
QUELLI
CHE VEDO TUTTI I GIORNI E![]()
QUELLI CHE VEDO
DI RADO. QUELLI CHE![]()
RICORDO SEMPRE E QUELLI CHE, ALLE VOLTE, ![]()
RESTANO
DIMENTICATI, QUELLI![]()
COSTANTI E QUELLI
INTERMITTENTI,![]()
QUELLI DELLE ORE
DIFFICILI E QUELLI DELLE![]()
ORE ALLEGRE. QUELLI CHE, SENZA
VOLERLO, MI![]()
HANNO FATTO SOFFRIRE.
QUELLI CHE CONOSCO PROFON-![]()
DAMENTE E QUELLI
DEI QUALI CONOSCO
SOLO LE APPARENZE.![]()
QUELLI CHE MI
DEVONO POCO E QUELLI
AI QUALI DEVO MOLTO. I MIEI ![]()
AMICI SEMPLICI ED I MIEI AMICI IMPORTAN-![]()
TI. I NOMI DI TUTTI QUELLI
CHE SONO GIA' PASSATI![]()
NELLA MIA VITA . UN ALBERO
CON RADICI MOLTO PROFONDE,![]()
PERCHE’ I LORO NOMI NON
ESCANO MAI DAL MIO CUORE.![]()
UN
ALBERO
DAI R
AMI![]()
MOLTO, MOLTO GRANDI PERCHE’ I NUOVI NOMI VENUTI DA TUTTO IL MONDO ![]()
SI UNISCANO AI GIA' ESISTENTI.
UN ALBERO CON UN'OMBRA MOlTO
GRADEVOLE PERCHE' LA NOSTRA AMICIZIA
SIA UN MOMENTO DI RIPOSO DURANTE LE LOTTE
DELLA VITA

CIAO, PAPA DI TUTTIIBAMBINI DEL MONDO...




Nel duro inverno afghano
Per ricordare le vittime dello tsunami
Bambini indonesiani accendono candele durante una cerimonia in onore delle vittime del disastro dello tsunami a Jakarta. (AFP/Jewel Samad)

abbracci di Pace,
Ipanema

abbracci di Pace,
Ipanema
Una bella iniziativa umanitaria come sempre promossa dalla banda delle Utopie Concrete

Attenzione, domani, 9 gennaio, cesserà la raccolta di sms da inviare a questo blog, avete tempo fino a domani sera alle 24
Per l'invio delle storie invece c'e tempo fino a domenica 23 gennaio, si vota lasciando un commento sotto il finale scelto.
questi i finali fino ad ora pervenuti:
- finale n.1
- finale n.2
- finale n.3
- finale n.4
- finale n.5
- finale n.6
- finale n.7
- finale n.8
- finale n.9
sono per il momento anonimi... ma un gioco nel gioco, divertente, potrebbe essere quello di indovinare chi li ha scritti...
oppure, se avete voglia, inviatene uno voi, all'indirizzo e-mail finiscilastoria@yahoo.it
auguri da Ipanema
Infanzia a Falluja in prossimità del Natale
Buona volontà e impegno serio
| In Zimbabwe aiuto offerto agli orfani dell'AIDS. AFP - Sun Dec 19, 2:53 PM ET |
Non dimenticare Bhopal: 20 anni dopo il disastro
Suraj Singh, un bambino di cinque anni nato senza occhi dopo che i suoi genitori erano stati vittime del disastro del gas a Bhopal, responsabile la compagnia Union Carbide. (AFP/Emmanuel Dunand)

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lunedì, 22 novembre 2004 |
Tutto è cominciato così....
Tutto è cominciato il 10 Novembre, quando la mia amica Shalimar pubblica sul suo blog, la triste storia di Nkululeko, il bambino nella foto di fianco, ribattezzato Fredoom, perchè è questo che significa il suo nome originario in zulu.
Riporto integralmente la storia di Freedom, così ciascun lettore (e spero sarete in tanti) possa ricostruire l'antefatto..... quello che ha mosso mnementh, 21venti e shalimar a realizzare il progetto BLOGAID. Solo dopo aver letto vi sveleremo a poco a poco quali sono i nostri intenti. Abbiamo bisogno di tutti voi. Il progetto è difficile da portare avanti e si prefigge degli obiettivi ardui da raggiungere. Il primo è accorciare le distanze, il secondo abbattere il muro dell'indifferenza, il terzo agire supportando con i fatti le nostre le parole.
Troverete il banner di blogaid qui accanto (tra poco), vi prego mettetelo nel vostro blog e fate girare la voce dell'esistenza di questo luogo in cui si cerca di aiutare persone, bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere nelle zone più disagiate della terra.
La storia di Freedom
Libertà ha otto anni. Quando entriamo nella baracca dove vive lui è disteso sul letto, due cuscini sotto la testa. Libertà ha otto anni, ma a vederlo l' età non si indovina. Potrebbe averne due, o sette, o nove, al massimo. Ha le braccia aperte, i gomiti piegati, i pugni chiusi e le unghia lunghissime, non gliele tagliano da mesi, si direbbe. L' unica cosa che sembra muovere sono la testa, un po', e gli occhi. Quando entriamo, ha un espressione sorpresa, ma potrebbe essere paura. Noi siamo otto, e tre di noi sono bianchi... In realtà tutti e otto nella baracca non ci entriamo, i due volontari di KwaNdengezi restano sulla porta. C' è caldo ed è un caldo che mi torna familiare. E' il caldo dell' estate nelle baracche, di quando io ero bambina e andavo a trovare mia nonna, le baracche della terremoto della Valle del Belice. E mi ricordo mia madre che mi diceva, di pomeriggio, io distesa sul letto, le lenzuola bianche, "Stai ferma immobile e non ti muovere che senti meno caldo". Anche Libertà non si muove. Suo fratello si fa aria con un giornale vecchio. Bongiwe ne prende uno da sotto il letto e inizia a sventolarselo davanti alla faccia. Libertà gira gli occhi lontano da noi. E suo fratello racconta che non è suo fratello, ma un parente, un cugino credo. Parla in Zulu, qualche parola in inglese, poi Bongiwe traduce. I genitori di Libertà sono morti entrambi, di AIDS penso, pensiamo tutti, ma nessuno lo sa, neanche loro lo sanno di cosa sono morti. Gli altri parenti non possono occuparsi di lui, e così ci pensa questo suo fratello che avrà forse la mia età e con gli occhi lucidi ci dice che non può andare a cercare lavoro perché se no a Libertà chi ci pensa? Parla ancora, gli occhi che vorrebbero piangere, ma con dignità, con coraggio... anche se la speranza... non so, la speranza... Bongiwe traduce e aggiunge, quando nascono bambini come Libertà i genitori li buttano via, perché non ce la fanno a prendersi cura di loro. Ma Libertà non lo hanno buttato via. Neanche adesso lo buttano via Libertà. Sul letto è appeso un disegno stampato al computer con Topolino che balla e dice "Be happy". Sii felice. Caldo, sudo, sudiamo tutti. Libertà ha una coperta sui piedi, è vestito, pulito, credo che abbia qualcosa come un pannolino, ma non si capisce perché il suo corpo è così storto che è difficile capire cosa sia suo, dove finiscano le sua ossa e la sua pelle, quella cosa che chiamiamo corpo, e dove iniziano i vestiti, le coperte, il destino, tutto quello che ci buttano addosso, che lo vogliamo o no. Il fratello di Libertà chiede a Bongiwe se possiamo fare qualcosa per lui. Bongiwe è una operatrice sociale del crisis centre The Open Door. Lei dice che può provare, ma non può promettere niente perché gli orfanotrofi o gli ospedali per bambini come lui sono strapieni. Ci proverà comunque. Bongiwe è seduta sul letto accanto a lui, gli accarezza le mani, gli apre i pugni chiusi con le unghia lunghissime, gli guarda i piedi nascosti sotto le coperte, come ad accertarsi che ci siano tutti i pezzi, poi si gira e ci dice "Guardate, sorride", come si dice per i neonati. Libertà sorride, cosa prova adesso? E' felice perché una donna che potrebbe essere sua madre si interessa di lui? E' la nostra attenzione, il nostro affetto che pure è così difficile da dimostrare, lì seduti, congelati, in un caldo e in un tempo che non passano mai? Cosa pensa Libertà tutto il giorno, di cosa è fatta la sua vita, cosa sogna? Soffre? E se si quanto? Soffre sempre o ogni tanto guarda suo fratello e il suo amore lo rende semplicemente felice, aldilà di tutto, felice? Io chiedo non so a chi "Che cosa ha?". Una domanda così semplice ma che non fa nessuno. E la ragione è che Bongiwe e gli altri del posto la risposta forse la immaginano già. Non si sa. Nessun dottore ha mai visitato Libertà. Nessun dottore, nessuna diagnosi, nessuna cura, nessun modo per cambiare la sua vita. E Libertà lì, col suo respiro rauco dovuto al corpo storto, con gli occhi che si posano sulle cose, sul disegno di Topolino, sulle nostre facce, sulle pareti della baracca. Quanto vivrà ancora, mi chiedo? E cosa dobbiamo sperare per lui, una lunga vita o soltanto una morte in un letto pulito, magari con un ventilatore, magari dopo avere mangiato un gelato, magari guardando il volto bellissimo di Bongiwe, come la sua mamma, come era la sua mamma. Quando andiamo via lo salutiamo tutti in fila, in processione, suo fratello dice "E' un bravo ragazzo". E fuori, solo Bongiwe piange. Bongiwe che ne ha visti mille di bambini così, e ha visto anche di peggio. Lei che uno pensa ci avrà fatto l'abitudine. Poi dice a Brad, ricordami la prossima volta che veniamo di portare un tagliaunghie. Noi altri stiamo zitti e non pensiamo a niente. Solo camminiamo sotto il sole per le strade di questa township che si estende ovunque. E nella mia mente ripeto come in un ritornello Si potrà pure far qualcosa Come si può non fare niente Si potrà pure far qualcosa Come si può non fare niente Si potrà pure far qualcosa Come si può non fare niente.
Vi segnalo questo post e questo blog. Credo siano importanti da tenere sotto costante osservazione. Un abbraccio a tutti voi, di Tutti i Bambini Multiblog, Ipanema

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ha approvato la
Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia
Un bambino a Falluja


Bambini Uro giocano su una barca aull'isola di Uro su lago Titicaca, il 5 Novembre 2004. PHOTO TAKEN NOVEMBER 5 REUTERS/Pilar Olivares REUTERS
Un dolce sbadiglio a Jakarta
utente anonimo in I bambini morti di B...
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